
Le immagini che il visitatore coglie passando per Paolisi sono molteplici poiché la nostra cittadina è dotata di un patrimonio artistico rilevante!
Il tessuto edilizio si è mantenuto sempre compatto, specialmente con le ragguardevoli caratteristiche sei - settecentesche, ma è generalmente in stato di notevole decadimento oppure sottoposto a gravi manomissioni.
L’insediamento ottocentesco rafforza sempre più, anche con imponenti sventramenti, la funzione primaria dell’asse longitudinale, divenuto via Roma.
Lungo la via Roma, intensamente urbanizzata, non troviamo più le originarie edificazioni, ma palazzi costruiti a partire dal sedicesimo secolo in poi.
Questo asse, è dominato dalla graziosa vista prospettica del palazzo Tirone oggi di proprietà Fuccio.
La sua impostazione architettonica, che oscilla tra lo stile neoclassico e lo stile liberty, in buona parte è andata perduta a causa dei rifacimenti dovuti agli eventi sismici del 1980.
Il palazzo, anche se svisato nella parte alta della cornice di gronda, resta, per le rimanenti parti, il prototipo delle abitazioni neoclassiche di Paolisi.
Nella zona chiamata “fore 'e turre”, è presente un complesso edilizio che più si identifica nell’ immagine della cittadina di Paolisi. La storia di questo edificio, risulta strettamente legata a quella delle famiglie che nei secoli lo hanno posseduto rendendolo funzionale, decoroso e bello. La sua scarna architettonica rustica nonostante la scarsa tutela, appare in tutta l’austera bellezza, e offre una meravigliosa visione sul giardino curtense spaziando sino alle propaggini del Taburno.
Di notevole interesse architettonico e artistico sono: la Badia di S. Fortunato, eretta nell’ anno 800 con i fondi donati a San Vincenzo a Volturno, la chiesa di S. Andrea Apostolo, in stile neo-classico risalente all’ anno 880, la chiesa di S. Tommaso Apostolo con il bellissimo campanile ottocentesco che tutt’ oggi svetta in tutta la sua sontuosità al di sopra del centro storico del paese e la cappella privata della famiglia De Mauro che custodisce al suo interno la statua lignea settecentesca della Madonna delle Grazie

